Fabian Herkenhoener “HEIM JUST” at T293

07. dicembre 2016 Contemporary art 0
Fabian Herkenhoener “HEIM JUST” at T293
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Nell’ambito della sua prima personale HEIM JUST presso la galleria T293, Fabian Herkenhoener sviluppa ulteriormente il gioco tra casualità e autorialità che ha sempre informato la sua ricerca tramite la tecnica surrealista nota come ‘cut-up’. Utilizzata in letteratura anche da T.S. Eliot e da W. Burroughs, tale tecnica consiste nella rifinitura e mixaggio random di parti del testo al fine di creare una nuova opera: in questo caso però il mixaggio avviene grazie a un software che opera su testi precedentemente selezionati dall’artista e che comprendono anche i suoi stessi scritti. Herkenhoener ha coniato per la sua pratica artistica l’espressione ‘testo processuale’ (‘processing text’), essendo la sua una ricerca generatrice di testi strettamente legati al contesto da cui sono nati, ma soprattutto la cui natura non è totalmente dipendente dalle mani di chi li ha generati. Il risultato di questa processualità è la creazione di un linguaggio casuale, avulso da ogni ordine razionale e da qualsivoglia gerarchia semantica, che tuttavia apre a nuovi orizzonti di senso. L’artista cerca infatti di costruire nel dipinto, come anche nei suoi graffiti, un contesto visivo che esalti le potenzialità emozionali e spirituali di questo linguaggio privo di logica.

L’aspetto processuale della pratica artistica di Herkenhoener va oltre la scelta del contenuto per i suoi lavori (i testi per l’appunto), e concerne anche la forma stessa del suo fare pittorico. In particolare, nelle sue ultime opere in mostra, le parole e gli estratti di questi poemi generati casualmente si dispiegano sulla tela assumendo forme geometriche o traducendosi in strutture a griglia che esaltano le
dinamiche mentali come anche i gesti che li hanno prodotti. Spesso, persino lo sfondo delle tele -il ‘contesto’ visivo su cui si dispiegano questi versi in libertà dal sapore tardo decadente- esula dal controllo dell’artista. Il suo è un gioco con il caso che a volte trascende il testo, per informare esclusivamente il modo in cui il dipinto è stato generato.

Nella pratica artistica di Herkenhoener, la frammentarietà dei significati spesso corrisponde alla dissoluzione dello stesso oggetto artistico che occasionalmente prende la forma di un dipinto, di un film o di una performance: forme poi riarrangiate dall’artista in modo tale da essere l’una complementare alle altre. Presso T293, oltre ai nuovissimi dipinti e interventi a muro realizzati secondo le proprietà architettoniche della galleria, sono presentati anche lavori video creati appositamente per il progetto HEIM JUST. Alcuni di questi ritraggono l’artista mentre lavora nel suo studio; altri invece sono riprese a camera fissa di statue o paesaggi non ben identificabili. Questi lavori mettono senz’altro in evidenza la processualità tipica della ricerca di Herkenhoener, esaltando il contenuto di tutta l’opera dell’artista che si rivela come una riflessione sulla condizione umana, sul cambiamento perenne ma sempre apparente che riguarda l’umanità come anche il mondo circostante.
Questi dilemmi vengono poeticamente sussunti nella frase HEIM JUST che dà titolo all’intero progetto e che traduce dal tedesco l’espressione ‘appena arrivato a casa’: espressione che indica un arrivo, ma anche una transizione; è l’espressione di un attimo all’interno di un percorso che non si è ancora concluso, e che lega tra loro parole lontane semanticamente; il ritirarsi di una sensibilità che ha voluto
sporgersi verso le complessità del mondo, ma che ha anche trovato il modo di ricavarne un senso proprio grazie al rientro nella propria intimità.

For his first solo exhibition at T293 gallery HEIM JUST, Herkenhoener further stresses the play between causality and authoriality that has always informed his research through the use of a surrealists’ technique known as ‘cut-up’. Popularised by T. S. Eliot and W. Burroughs, the cut-up is a literary technique in which a text is cut and then randomly rearranged in order to create a new text. In this case, the text is rearranged by a software onto which the artist has previously inserted several selected texts along with his own writings. Herkenhoener has invented the expression ‘processing text’ in order to explain his artistic research: a research that arises from a specific context without never been completely subjected to the touch of the artist. Such process leads to the creation of a random language that refuses any rational or semantic hierarchy, albeit opening the path to new horizons of meaning. Indeed, in all his paintings and murals, the artist explores how to create the appropriate visual context for these illogical words to be fully experienced in their emotional and spiritual potential.

The processual aspect of Herkenhoener’s practice goes beyond the selection of the content of the works (that are texts and words, as said), and becomes more evident in the way such content is shaped.
Specifically, in his latest series of works, words and extracts of randomly created poems take geometric forms or invade the canvas as grid-like structures that are meant to emphasize the mental and emotional dynamics that generated them. Sometimes the artist prefers to even lose control over the creation of the background of his paintings, being this background the visual context onto which these decadent-like free verse poems unfold and make sense. Indeed, his is a play with chance that transcends the form, and informs the way the process unfolds.
In Herkenhoener’s artistic practice, the disintegration of meanings follows the dematerialisation of the work of art that occasionally takes the form of a painting, a film or a performance, or all of the above at once. At T293, along with never-seen before paintings and site-specific mural interventions, the artist presents new video works recording the artist himself working on his paintings, or simply portraying with a steady camera some non-identifiable public statues or places. Undeniably, these works highlight the processual nature of Herkenhoener’s practice. Moreover, they emphasize all the motifs nurturing his poetics that unfold in this show as a profound reflection on the human condition, and on the restless yet always apparent change that humanity as well as the world have to face.

All these dilemmas are poetically summarised in the title of the show, HEIM JUST, which translates from German the English expression ‘Just Home’. This is a sentence that refers to an arrival, but also to a transition. It is a moment in a route that has still not reached its end, and that links together distant semantics; it tells about the withdraw of a spirit who has faced the complexities of the world, but that has also found a way to make sense of them, and transcend them by stepping through the door of his own intimacy.

Fabian Herkenhoener
HEIM JUST
15 December 2016 – 27 January 2017
Opening 14 December 2016, 7pm
Via Ripense 6, Rome
info@t293.it